ASSOCIAZIONE CULTURALE APARTITICA O.N.L.U.S.
ORGANIZZAZIONE NON LUCRATIVA DI UTILITA' SOCIALE

PER RIAPPROPRIARCI DELLA NOSTRA IDENTITA', E PERCHE' LA SARDEGNA ABBIA IL RUOLO CHE LE COMPETE, PROPONIAMO E ORGANIZZIAMO INCONTRI PER :

IMPARARE E CAPIRE LA NOSTRA STORIA
CONOSCERE E SALVAGUARDARE IL NOSTRO TERRITORIO
VALORIZZARE I NOSTRI TESORI ARCHEOLOGICI
CONSERVARE LE TRADIZIONI E LA LINGUA
DIFENDERE I DIRITTI DEI SARDI E DI TUTTI QUELLI CHE AMANO LA SARDEGNA

giovedì 30 giugno 2011

Lanusei, problemi per i pastori.

Pastori, nel mirino le autorizzazioni
Polizia e Forestale sequestrano le carte sulle concessioni dei terreni

Stavolta, nel mirino, finiscono le autorizzazioni che i comuni hanno rilasciato ai pastori per poter pascolare nei terreni del poligono di Quirra. Ieri mattina, gli uomini della squadra mobile nuorese e quelli della forestale, si sono infatti presentati alle porte di diversi Palazzi civici tra Ogliastra e Sarrabus e hanno portato via un mucchio di carte relative a queste autorizzazioni. La Procura di Lanusei nutre un preciso sospetto: che non tutte, nel corso degli anni, siano state concesse a chi ne aveva effettivamente titolo. Dodici, i comuni coinvolti. Sono Lanusei, Loceri, Perdasdefogu, Arzana, Jerzu, Villagrande Strisaili, Tertenia, Lotzorai, Ulassai, Villaputzu, Ballao, Armungia. La faccenda è più articolata di quel che sembra e scava nella storia dei rapporti tra il singolo comune e il demanio militare. Quando, nel 1956, il poligono interforze del Salto di Quirra è nato, il demanio militare aveva espropriato diversi terreni. Con la maggior parte dei comuni "espropriati", il demanio aveva sottoscritto un contratto di co-uso. In base a questo documento, la proprietà di quel terreno passava al demanio militare che ne pagava una contrapartita in denaro, ma lo stesso Comune aveva titolarità per poterlo concedere ai pastori come zona di pascolo attraverso una autorizzazione. Squadra mobile e forestale, in queste ore, stanno mettendo le mani proprio su queste autorizzazioni. Contratti e debiti. Tra i vari Comuni, tuttavia, esistono alcune differenze. La maggior parte di essi, a suo tempo, raggiunge un accordo con il demanio. C'è chi, però, come Villagrande, dà battaglia rifiutandosi di dare l'assenso all'esproprio e di riceverne la contropartita monetaria. Tant'è che alla fine decide di intentare una causa contro il demanio, che si trascina da quindici anni. Diverso il discorso per il comune di Perdasdefogu. Quest'ultimo, come tanti altri "colleghi", con il demanio ha un contratto di co-uso e ogni anno dovrebbe percepire un bel po' di soldi per l'area espropriata. Si tratta di circa 300mila euro all'anno. Ma da cinque anni non ne vede traccia e sinora ha accumulato un credito di un milione e cinquecentomila euro. L'audizione in Procura. Quella di ieri, tuttavia, non è una giornata animata solo sul fronte pastori. Anche in Procura a Lanusei va in onda un'altra tappa dell'inchiesta. Il procuratore Domenico Fiordalisi, intorno alle 12.30, sente il secondo degli esperti della società Sgs, indagati per "falso ideologico" in relazione a un lotto delle analisi sul poligono fatte per conto dell'agenzia Nato, Namsa. Il chimico Gabriella Fasciani, si presenta in Procura con il suo avvocato, Nerio Diodà. «I tecnici di Sgs Italia Spa - spiegano i legali - si sono messi a totale disposizione del dottor Fiordalisi, per chiarire ogni aspetto dell'attività svolta nel limitato ambito di competenza del progetto di monitoraggio del poligono di Quirra. All'esito delle loro dichiarazioni, il procuratore ha ritenuto opportuno fissare un nuovo incontro per verificare nel dettaglio, con i suoi consulenti tecnici, la relazione di Sgs Italia, lavoro che gli stessi tecnici hanno ribadito essere completo e rigoroso».

mercoledì 29 giugno 2011

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Manovra finanziaria beffa

La stangata ad orologeria
di MASSIMO GIANNINI


UNA LEGGE-TRUFFA per galleggiare fino alla fine di questa legislatura. Poi l'abisso, a spese di quelli che verranno. La manovra che il governo Berlusconi approverà domani in Consiglio dei ministri colpisce non per la sua entità (con la quale soddisfa effettivamente i target quantitativi concordati con la Ue) ma per la sua "slealtà" (con la quale scarica colpevolmente gli impegni qualitativi sui prossimi governi). Questa manovra illude gli italiani, inganna l'Europa e imbroglia i mercati.

Il centrodestra, che ha inventato a suo tempo la "finanza creativa", lancia adesso la "finanza tardiva". La perfida ipocrisia del decreto è racchiusa non tanto nella sua nella sua dimensione economica, ma nella sua scansione temporale. Dei 47 miliardi di sacrifici totali che lo compongono, i pannicelli caldi saranno somministrati nel primo biennio (1,8 miliardi nel 2011 e 5,5 nel 2012). Le lacrime e il sangue, invece, saranno concentrate nel secondo biennio (20 miliardi nel 2013 e altri 20 nel 2014). La frode politica contenuta nell'operazione è chiarissima. Nei due anni che restano alla coalizione Pdl-Lega i contribuenti sentiranno le carezze. Dall'anno successivo, cioè in concomitanza con il ciclo elettorale, patiranno le stangate. Stangate a orologeria, dunque.

La responsabilità del doloroso ma doveroso rientro dal deficit e dal debito pubblico, in altri termini, sarà in carico al futuro governo, perché quello in carica non ne vuole sapere. E i costi più dolorosi del risanamento
dei conti non lo sosterranno i contribuenti che hanno votato per l'alleanza forzaleghista il 13 aprile 2008. Li pagheranno invece le future generazioni, come da collaudata tradizione dei politicanti della Prima Repubblica, abbracciata senza riserve dai replicanti della Seconda.

Nel metodo, alla vigilia del vertice di Palazzo Grazioli la domanda cruciale era: chi vincerà il duello, tra il rigorista Tremonti e il lassista Berlusconi? Alla luce di ciò che vediamo, non ha vinto nessuno dei due contendenti. Ha perso l'Italia. Lo scontro in atto non era tra due irriducibili forze, ma tra due resistibili debolezze. Tremonti - isolato nel governo, privato del sostegno di Bossi e sostenuto solo dalla sponda indiretta di Bruxelles e delle agenzie di rating - ha dimostrato di non avere la forza per mettere alle corde i suoi troppi nemici interni. Berlusconi - azzoppato dagli scandali, fiaccato dall'epistassi della sua piattaforma politica e gravato dal peso del "vincolo esterno" - ha dimostrato di non avere la forza di mandare al tappeto il suo ministro dell'Economia. Il risultato di questo match non poteva che essere un compromesso al ribasso, in perfetto stile doroteo. Nel merito, è vetero-democristiana l'abitudine a infarcire di ipocrisia le manovre a cui manca la fantasia. Due soli esempi: il ripristino dei ticket sulla sanità e il blocco del turn-over nel pubblico impiego.

Non c'è stato governo Andreotti dei fetenti Anni Ottanta che non abbia inserito misure del genere nella sue Finanziarie balneari. Misure che colpiscono i soliti ceti medio-bassi e preferibilmente del pubblico impiego, per altro già ampiamente bastonati dalla Legge di stabilità da 25 miliardi varata l'anno scorso, e notoriamente schierati nell'area elettorale del centrosinistra. La famosa "Italia peggiore" di Brunetta, da colpire senza pietà e senza equità. Per il resto, le norme buone stingono dentro un quadro di incertezza contabile. L'accelerazione degli interventi sulle pensioni è positiva, ma presupporrebbe un intervento contestuale a vantaggio delle prestazioni minime (ormai da fame) e delle prestazioni integrative (ancora da implementare). Il taglio dei costi della politica sarebbe eccellente, se l'operatività degli interventi non fosse (anche in questo caso) rimandata nel tempo, come nel caso della riduzione degli stipendi dei parlamentari (ma solo a valere dalle prossime elezioni) o della limitazione delle auto blu (ma solo ad esaurimento del parco macchine attualmente in circolazione).

Come si raggiungeranno i 47 miliardi nel quadriennio? Il capitolo della previdenza, quello della sanità, e quello dei ministeri, dovrebbero valere grosso modo 6 miliardi ciascuno. Il totale fa 18. Da dove arriveranno gli altri 29? È un mistero. Dal mistero alla beffa: che dire dell'ulteriore colpo di scure su una scuola già distrutta, con l'accorpamento delle cattedre e il dimezzamento dei docenti di sostegno? E dalla beffa alla farsa: che dire dell'ennesima norma sulle liberalizzazioni? Si prevede un "accesso più facile al settore delle professioni", ma esclusi "i notai, gli architetti, gli ingegneri, i farmacisti e gli avvocati". Non si capisce quali professioni restino, tra quelle da liberalizzare: salvata la rendita delle corporazioni più potenti, il governo aggredirà forse quella dei barbieri, degli idraulici, dei fisioterapisti.

Su queste basi, la legge delega sul fisco non promette niente di buono. E su queste basi, non è affatto certo che le "locuste della speculazione", invece di essere confortate, non si sentano autorizzate ad aggredire questa povera Italia, fragile nell'economia e irresponsabile nella politica. Del resto, a dispetto degli allarmi e dei penultimatum, questa manovra non è che l'ultimo "test", per verificare se la crisi di governo si apre subito e si va a votare in autunno. Il compromesso doroteo implicito in questa legge-truffa consente al Cavaliere di resistere, almeno fino al 2012. Se poi sul Paese si scatena il diluvio, poco male. Saranno problemi del centrosinistra, se vincerà le elezioni. Perché devo fare qualcosa per i posteri? Cosa hanno fatto questi posteri per me? Un tempo era il motto di Groucho Marx. Oggi è la regola di Silvio Berlusconi.

Fonte: www.repubblica.it

giovedì 23 giugno 2011

I sindaci alla Regione: «Ridateci la gestione dell'acqua»

I sindaci temono il crac della società che ha 380 milioni di debiti. Aperta la battaglia contro la Regione che ha creato l’idromostro definito «decotto» dai primi cittadini che ieri si sono riuniti a Oristano

L'assemblea a Oristano
di Simonetta Selloni

Fossero stati a Pontida, l'avrebbero definita una chiamata alle armi. Più pacificamente, si è trattato del primo appuntamento post referendum sull'acqua organizzato dall'Anci, l'associazione che raggruppa i comuni, che ha radunato 200 sindaci al teatro Garau di Oristano. Location perfetta per mandare in scena l'ultimo atto di una commedia che sta volgendo in dramma. Per i costi, per i disservizi, per il malcontento tra gli utenti e tra gli amministratori locali che di Abbanoa, l'idromostro, il gigante dai piedi d'argilla, il burosauro, non ne vogliono più sapere.

«Partiamo da un dato di fatto: il problema acqua-Abbanoa è totalmente fuori dal controllo. Deficit da 12 milioni, esposizione verso le banche di 200 milioni di cui 70 immediatamente esigibili, 180 milioni con i fornitori. Abbanoa è de-cot-ta». Il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau scandisce forte e chiaro le sillabe del requiem sul gestore unico del servizio idrico integrato; «perché la ricapitalizzazione prevista di 120 milioni di euro non è stata fatta, perché forse si sono sovrastimate le entrate e sottostimate le uscite», continua lui, e continuano i sindaci chiamati a far fronte comune davanti a quella che Umberto Oppus, sindaco di Mandas e direttore generale dell'Anci, definisce una «disfatta che si ripercuote sui bilanci dei Comuni, delle famiglie, con aumenti tariffari (il 13 per cento in più dal dicembre scorso ndr) decisi senza alcun coinvolgimento delle autonomie locali».

Senza che peraltro questi aumenti abbiano una qualche capacità di incidere nel colmare il baratro che, come un grande buco nero, sta ingoiandosi Abbanoa. Mentre su tutto incombe l'altra questione, ossia il commissariamento dell'Autorità d'ambito: un atto di forza della Regione «che ne deve stare fuori, revocarlo immediatamente, e restituire il governo dell'acqua ai Comuni», dicono altri sindaci. Una delle rivendicazioni da presentare al tavolo regionale, in questo momento traballante persino rispetto al disegno di legge che comunque prevede la cancellazione dell'assemblea dei soci, l'insediamento di un comitato di gestione ristretto a sei componenti, tre sindaci e tre assessori. Tradotto: fuori tutti i comuni azionisti, scettro del comando ancora saldamente in mano alla Regione. Ma quando mai.


E se il primo cittadino di Nuoro Sandro Bianchi dice senza mezzi termini che «il piano industriale di Abbanoa è una carta di intenti senza più valore», ecco le proposte dell'assemblea dei sindaci per uscire da un empasse non più accettabile. Tanto più che lo sfascio è anche strutturale, oltre che finanziario: prova ne sia che Abbanoa non riesce nemmeno a far fronte all'ordinaria manutenzione, ha ridotto al lumicino (il 30 per cento del budget mensile) gli interventi sulla rete e spesso sono i Comuni a dover mandare gli operai delle Manutenzioni. Quando c'è da tappare una falla, riparare una condotta.

«Oltre che la revoca del commissariamento dell'Autorità d'ambito, chiediamo che venga ritirato il disegno di legge che consegna i poteri alla giunta regionale, e un impegno finanziario della Regione che ripiani il debito e alleggerisca il deficit di bilancio di Abbanoa in una rinnovata e qualificata gestione del sistema idrico integrato sardo», scrivono i sindaci nel documento di sintesi dell'incontro.

Il ripiano significa tirare fuori innanzitutto 70 milioni di euro per far fronte ai debiti più urgenti, ma programmarne almeno altri 200 per rimettere i conti in sesto. La proposta è un incontro tra quello che viene definito comitato ristretto di sindaci, saranno una trentina, che andrà a trattare con la Regione e che sembra di fatto una specie di Autorità d'ambito-ombra. Un gruppo di sindaci che, per le loro competenze, cercheranno anche di entrare nel merito delle questioni, per esempio del piano industriale per ridare vita al gestore.

Visto che il referendum sull'acqua ha spazzato la possibilità dell'apertura ai privati della società, nella misura del 40 per cento, attraverso un'operazione di capitalizzazione. In sintesi: tempi strettissimi per un incontro con la Regione. Rimettere a posto Abbanoa non può prescindere dall'affrontare le «questioni relative agli assetti istituzionali che riguardano il sistema idrico, a partire dal ripristino della sovranità degli Enti locali nel governo dell'acqua». Regione go home, il tempo della pazienza è finito.

martedì 21 giugno 2011

Il mondo cambia...continuiamo a dormire?

Qualcuno volò sul nido della Pubusa
di Gabriele Ainis


Tempi di cambiamento: Berlusconi va in tribunale senza claque, un comunista diventa sindaco di Milano, a Varese il sindaco leghista è riconfermato solo al ballottaggio e col 54% delle preferenze, la gente va di nuovo a votare per i referendum. Dei quattro fatti citati il più eclatante, almeno per me, è il terzo, ma io non capisco molto, infatti è quasi passato sotto silenzio. Se n’è accorto il sindaco, però, che ha dichiarato di sentirsi l’ultimo dei Mohicani, quindi tutti i torti, forse, non li ho.
Sciocchezze, parliamo di cose serie: in Sardegna? Nel senso: tempi di cambiamento anche da noi?
E come no? Forse che su sindigu di Casteddu non è lo Snark? Non vi pare una novità?
Sì… e no! Dipende da ciò che si intende per novità. Certo, uno Snark come sindigu non è cosa di tutti i giorni, però è anche vero che non bisognerebbe fermarsi alla novità nuda e cruda ma domandarsi che senso abbia.
Ad esempio: forse che il sindigu Snark rappresenta una svolta nella politica? Diciamolo meglio: è stata una svolta della politica isolana che ha portato uno Snark all’amministrazione cittadina? Ci sono politici nuovi? Nuove proposte che hanno intrigato i cittadini tanto da spingerli ad una piccola rivoluzione come uno Snark all’amministrazione del capoluogo?
Ma che domande, certo che ci sono politici muovi, ce ne sono a iosa, così tanti e innovatori che non si sa dove girarsi per evitarli, ti entrano dappertutto come l’umido a gennaio se spira il libeccio: non te ne liberi e la sinusite gode come un vipero che si accoppia con una vipera (o una vipera che si accoppia con un vipero, fate un po’ voi).
Ne prendiamo uno a caso? Il professor Pubusa, e non è che l’abbia scelto per un motivo preciso, semplicemente, rivoltali un poco, finiscono per essere più o meno tutti uguali, nel lessico politico, nelle proposte, soprattutto nella distanza enorme dai problemi quotidiani del cittadino.
Per capirlo, basta fare un giro (breve: è di una noia pazzesca) nel sito Democrazia Oggi e leggiucchiare senza troppo impegno le interessantissime diatribe del professor Pubusa con altri politici di elevato livello, che so, Maninchedda che si lamenta di essere emarginato dalla sinistra, ad esempio, un dibattito importantissimo che toglie il sonno ai cittadini. Oppure i veti di Rossomori (sic!) al Psd’Az, insomma questioni di importanza tale che ci si domanda come facciano gli attori del teatro della politica a sopportare tutto questo fardello.
La verità, tanto per rispondere alla domanda precedente è che in Italia, ma in Sardegna in particolare, la politica, intesa come l’insieme dei politicanti (nell’accezione non deteriore del termine di coloro che “fanno” politica) è tanto distante dal cittadino da aver perso la cognizione del proprio ruolo, diventando autoreferenziale non solo negli interessi ma soprattutto nel cuore di ciò che la politica dovrebbe essere: la scelta dei problemi da porre all’ordine del giorno.
Avrà mai sfiorato le agili menti dei politici (e intellettuali, che non sono meglio) il dubbio che ai più non interessino poi così tanto i calcoli renali di Pubusa o i nodi emorroidali di Maninchedda? Che potrebbe anche darsi che i problemi, enormi, della Sardegna non si trovino in un tribunale o in un’aula universitaria o in uno degli innumerevoli convegni/incontri/seminari in cui i politici passano piacevolmente i tempo interrogandosi sul fondamentale problema del quorum dei referendum regionali o della mancata diffusione della LSC o dei ritardi dell’atlante toponomastico (ma abbiamo anche bisogno dei topi)? Potrebbero pensare che i cittadini siano meno interessati a come si scrive euro in LSC e un poco di più ad averne in tasca qualcuno?
Perché non è che i problemi non ci siano, figurarsi se ce li facciamo mancare, è che vengono bellamente ignorati, con la connivenza pacata e interessata del mediocre mondo intellettuale e dei mezzi di informazione regionali, quelli che sbattono la mucca scomparsa a Quirra in prima pagina e non si domandano che diamine sia la “Chimica Verde”!
Le ultime consultazioni elettorali (e i referendum) hanno confermato una cosa molto semplice: i cittadini stanno cercando modi alternativi per essere rappresentati nonostante la politica (intesa nell’accezione di prima). Attualmente, il problema dei politicanti è quello di rincorrere e riuscire a convincerli di essere in grado di rappresentarli, e la paura di perdere la partita è talmente forte che anche un elemento come Di Pietro, unico autorizzato a rivendicare una vera vittoria nei referendum, ha tenuto un profilo inaspettatamente basso per paura di essere preso a pireddi in faccia!
Possibile che l’abbia capito Di Pietro (!) e non lo capiscano i nostri politici? Possibile che siano ancora là, starnazzanti nelle liti da cortile della politichetta da comari? Tanto perché lo sappiano, all’estero, l’estero che conta e dal quale dipendiamo, i risultati dei referendum e delle amministrative in Italia vengono accomunati ai moti rivoluzionari dell’Africa settentrionale (e della Siria!), o a quelli degli indignados spagnoli, anch’essi di difficile collocazione politica, senza leaders riconosciuti e preoccupati, prima di ogni altra cosa, di un futuro che appare sempre più incerto.
Che facciamo allora, continuiamo a parlare del prurito al culo di Tizio e delle creste di gallo sul pene di Sempronio, oppure ci decidiamo a parlare del futuro dell’Isola? C’è qualcuno capace di battere un colpo sui problemi seri, oppure dobbiamo ancora sentire Maninchedda che si lamenta perché Rossomori non lo vuole, meschineddu, oppure ProGres che litiga con IRS e Doddore che è perseguitato dai giudici italiani intenzionati ad affossare Sa Repubrica di Malu Entu?

Fonte: http://exxworks.wordpress.com/
gabriele.ainis@virgilio.it

lunedì 20 giugno 2011

Escursione a Seulo e Sadali


Si è svolto Domenica 19 Giugno a Seulo e Sadali l’appuntamento con la rassegna culturale “Viaggio nella Storia” organizzata dall'associazione "Riprendiamoci la Sardegna" e curata da Pierluigi Montalbano, in collaborazione con i docenti dell’Università di Cagliari, giunta alla terza edizione consecutiva.

Grazie all'amico Giancarlo Musante, che mi ha inviato il prezioso contributo, vi offro un video sulla giornata di ieri a Seulo e Sadali. Viaggio nella Storia riprenderà in Autunno con le escursioni guidate a Sant'Antioco, Gesturi, Laconi e altri siti in via di definizione.


La giornata è iniziata alle 11.00 nella sala conferenze della biblioteca di Seulo. Pierluigi Montalbano ha esposto una relazione sulla civiltà nuragica, affrontando le proposte degli studiosi sui temi riguardanti le ceramiche incise, la funzione dei nuraghe, le architetture, le sepolture e la bronzistica, con una nota di approfondimento sui commerci con le altre civiltà mediterranee.


Al termine della relazione, prima del pranzo, è stato mostrato un filmato con i luoghi più suggestivi del territorio di Seulo, illustrato dal responsabile della Biblioteca comunale.
Alle 13.00 il gruppo è stato accolto all’agriturismo “Su Zippiri”, immerso nei boschi delle montagne circostanti il paese barbaricino. Il menù tipico è iniziato con l’assaggio del casu ajedu (formaggio bianco fresco acididulo) ed è proseguito con salumi locali, coratella, culurgionis, pecora in cappotto, maialetto, verdure, frutta, dolci sardi, caffè e liquori, per concludersi con gli assaggi di miele locale e torrone di Seulo.
Alle 16.30 i partecipanti, con una lunga passeggiata nei boschi, hanno visitato Su Stampu ‘e su Turrunu, è una singolare cascata immersa nel verde fitto della foresta di Addolì al confine tra i territori di Seùlo e Sadali. È uno dei monumenti naturali che rendono la Sardegna orgogliosa di potersi fregiare di una diversità del paesaggio davvero unica. Si assiste ad un fenomeno carsico di straordinaria bellezza.

L’acqua, attrice principale di questo ambiente naturale suggestivo, ha scavato, sullo strapiombo di una parete calcarea, un inghiottitoio dove l’acqua dopo essersi tuffata da un’altezza di circa 8 metri riappare magicamente in un grotta con al centro un laghetto ampio e trasparente.


Alle 18.00 la carovana ha raggiunto Sadali, dove Barbara, la guida locale, ha accompagnato il gruppo attraverso il centro storico, situato nella parte bassa del paese, raggiungibile percorrendo la caratteristica via Roma in cui confluiscono delle stradine secondarie che portavano ai vari rioni che caratterizzavano il paese nell'antichità. Il percorso è reso accattivante dal perenne gorgoglio dell'acqua che alimenta la cascata, il mulino e le numerose fontane. La particolare caratteristica del centro storico di Sadali è che sorge sopra il corso di un fiume che è possibile ammirare quando confluisce nella grotta "Sa Ucca Manna".

Su entrambi i lati del fiume si notano le antiche casette in pietra con portoni e finestre in legno e ornamentali balconcini in ferro battuto. Nel centro storico i partecipanti hanno visitato il mulino ad acqua, situato accanto alla splendida cascata.

Secondo fonti storiche era il primo mezzo meccanico costruito a Sadali per sfruttare la forza motrice delle acque del centro abitato. Costruito alla fine del 1600 da Don Salvatore Locci, si presenta costituito in gran parte da materiale ligneo, ad eccezione degli ingranaggi, che sono in ferro.

Ultima tappa, sempre nel centro storico di Sadali, è stata la bella chiesa di San Valentino risente dei cinque periodi storici e stilistici attraverso i quali è giunta fino a noi; fra la seconda metà del IX secolo e la prima metà del X secolo, fu edificato il nucleo centrale in stile tardo bizantino, durante la prima metà del XIV secolo la chiesa risentì dell'influenza dello stile gotico aragonese, visibile in special modo nel portale ogivale, ornato da graziose colonnine sorrette da peducci a decoro vegetale. Intorno al 1700 all'edificio fu aggiunta una cappella, e nei secoli successivi, se ne aggiunsero altre.


Nella prima metà del 1900 un nuovo campanile fu aggiunto a quello a vela.

venerdì 17 giugno 2011

Scuola e tagli.

PO SA SCOLA E S'UNIVERSIDADI SARDA!
di Sperantzia de Libertadi


Il nuovo anno scolastico che si aprirà in Sardegna annuncia scenari sempre più nefasti per i giovani della nostra terra. A causa dei tagli voluti dal ministro Gelmini è previsto il licenziamento di 1700 lavoratori della scuola (tra cui 1000 docenti); il limite minimo di studenti per classe ha portato alla soppressione di molte sezioni – specialmente nelle zone interne – e si stima che nel 2011 molti comuni non avranno più la scuola e saranno costretti a garantire i trasporti nonostante i tagli dei finanziamenti ai comuni; si formeranno classi più numerose contro le norme di sicurezza con gravi conseguenze sull'insegnamento; si stima che nel territorio di Cagliari (compreso Medio Campidano e Sulcis) ci saranno 440 pensionamenti per 180 immissioni in ruolo; in Gallura è stato tagliato circa la metà dell'organico della scuola primaria. Le riforme della Gelmini hanno inoltre penalizzato l'Ateneo di Cagliari con la riduzione del FFO (-2.08%) e mettendo a rischio il mantenimento di molti corsi per aver provocato la protesta dei ricercatori – a cui non è riconosciuto il ruolo e che vengono costretti al precariato- e per il blocco del turn-over. Non dimentichiamo inoltre che nulla è stato fatto per bloccare il fenomeno dei precari della scuola che investe 2500 persone nell'isola.

Invitiamo gli studenti sardi a rendersi conto della gravità del problema sardo rispetto a quello italiano: il 32.6% della popolazione sarda tra i 18 e i 24 anni abbandona gli studi (a fronte del 22.1% in Italia e del 15.2% in Unione Europea); nell'ultimo anno solo l'88.4% degli studenti sardi aventi dell'ultimo anno di corso è stato ammesso all'esame di stato (contro il 94.4% in Italia). È chiaro che la situazione è destinata ad aggravarsi ulteriormente in virtù dello svilimento dell'educazione nei piccoli comuni e della diminuzione della qualità degli studi che consegnerà i giovani sardi alla disoccupazione e al precariato. La possibilità della chiusura di alcuni corsi universitari potrebbe aprire addirittura la via dell'abbandono forzato dalla propria terra.

Tale situazione è soltanto il culmine temporaneo dell'evoluzione neoliberale dello Stato italiano la quale è destinata a colpire maggiormente la nostra terra, già vessata dalle politiche di Roma. L'articolo 5 dello Statuto Autonomo prevede l'intervento della Regione in materia di istruzione solo per adattare alle proprie esigenze le norme varate dallo Stato centrale. Noi pensiamo che tale punto non sia sufficiente e riteniamo che si debba chiedere una maggiore potestà legislativa in campo educativo al fine di garantire il riparo necessario dalla deriva italiana e per salvaguardare la nostra specificità culturale. Guardiamo con favore all'esempio di Trento (che ha acquisito la propria università) e ricordiamo l'esempio della Comunità Catalana la cui istruzione uscì disastrata dal franchismo per divenire - con l'autonomia - una delle più esemplari d'Europa.

"Sperantzia de Libertadi" ritiene che l'educazione sia il campo principale per il recupero della coscienza nazionale sarda; perciò è fondamentale la nostra azione tra i giovani studenti per persuaderli della importanza di una istruzione autonoma come base essenziale per l'edificazione dell'indipendenza.

giovedì 16 giugno 2011

Quirra, cerchiamo di capire.

Risposte concordate: operazione ‘trasparenza’ del ministero sul poligono sardo di Quirra
di Adele Lapertosa

La procura di Lanusei (Sardegna) ha aperto un'inchiesta per disastro ambientale per la presenza di cadmio, piombo, uranio e napalm. Il tutto causato dalle esplosioni di ordigni. Un militare indagato. La Difesa, però, ha diffuso un questionario ai militari per indirizzare le loro risposte
Domande e risposte preparate in anticipo, addirittura le cose da dire off the record. È già tutto scritto e deciso, nero su bianco, come dovranno comportarsi e cosa dire i militari italiani, se interrogati sui poligoni di Quirra e di Campo San Lorenzo, i cui dodicimila ettari sono stati messi sotto sequestro dalla procura di Lanusei per il reato di disastro ambientale. Qui, infatti, sorgenti e pozzi, secondo la magistratura, sono contaminati da nano-particelle prodotte dalle esplosioni di ordigni. Davanti a una tale situazione il ministro della Difesa ha varato una linea basata sulla “trasparenza” il cui obiettivo è assicurare, sempre e comunque, che finora non è stato ancora accertato il nesso di causalità tra le attività del Poligono sardo di Salto di Quirra, l’uranio impoverito (che comunque non viene adoperato) e le malattie sviluppate da militari, abitanti e animali della zona.

Il piano, intitolato “In difesa della salute e dell’ambiente”, è stato distribuito recentemente, in forma riservata, in una riunione presso il gabinetto del ministro della Difesa con i vari responsabili della comunicazione per “definire una nuova linea di condotta sull’attività dei poligoni sardi ed evidenziare l’impegno delle Forze Armate a tutela del diritto alla salute del personale della Difesa, della collettività e dell’ambiente, con particolare riferimento ai poligoni militari”.

Insomma, se per la procura di Lanusei esistono le prove che le esercitazioni hanno causato gravi danni alla salute degli uomini e degli animali, che è stato usato uranio impoverito, che l’acqua potrebbe aver subito contaminazioni di nano-particelle provenienti dalle esplosioni del munizionamento, e provocato anche alcuni tumori registrati tra gli abitanti di Villaputzu e Quirra, per il governo la storia sta in altri termini. E così alla domanda: tra i comuni di Quirra e di Escalaplano è stata denunciata un’elevata incidenza di tumori potete escludere che sia collegata in qualche modo alle attività del Poligono? La risposta sarà: “Non sono un esperto di patogenesi o di oncogenesi, le dico però che le nostre famiglie abitano nei comuni limitrofi al Poligono, che noi viviamo e lavoriamo all’interno della base. Siamo i primi a poter affermare di essere interessati perché venga fatta luce sulle cause dell’insorgenza di queste malattie. La nostra disponibilità a collaborare a qualsiasi informazione e fornire dati è totale”. E ancora: “Sei militari e un generale che prestavano servizio al poligono sono recentemente morti per tumore del sistema linfatico”. Risposta: “Non sono un esperto di patogenesi o di oncogenesi, il resto uguale alla precedente”.

Altro consiglio è quello di ponderare bene l’uso di smentite e precisazioni, perché a volte possono avere l’effetto opposto, e di cimentarsi in iniziative di tutela della salute e dell’ambiente anche con con il ministero della Sanità, Università, Regioni, e associazioni ambientaliste come Legambiente, Lipu. Ma perchè la strategia di comunicazione sia “credibile” servono “appositi “monitoraggi” della situazione delle Forze Armate (salute del personale, ambiente, smaltimento rifiuti), statistiche nazionali e locali sulla incidenza di particolari patologie, con riferimento anche al personale militare che opera o ha operato nei poligoni”. Insomma, nulla è lasciato al caso in questa nuova tattica di ‘trasparenza’.

Insomma, se il ministero elude la questione con domande prestampate, la magistratura prova a vederci chiaro. L’inchiesta del procuratore Domenico Fiordalisi, infatti, ha portato sinora all’iscrizione nel registro degli indagati di tre persone: Tobia Santacroce, generale in pensione, ex comandante dell’Ufficio inquadramento, accusato di disastro ambientale colposo e omicidio volontario doloso, Gilberto Nobile e Gabriella Fasciani, due chimici indagati per falso ideologico in atto pubblico per aver attestato la non anomalia di particelle metalliche presenti nei polmoni e negli organi di ovini da loro analizzati. Dalle testimonianze acquisite è emerso inoltre che almeno un missile con una testata da guerra all’uranio impoverito è stato sparato, che tra i rifiuti interrati ci sono sostanze con cadmio, piombo, antimonio e napalm e che tra gli animali malformati ci sono capi con sei zampe, con gli occhi dietro le orecchie e, appunto, a due teste.

Un altro filone di indagine riguarda le morti sospette. Per questo è stata ordinata la riesumazione di una ventina di salme tra pastori e militari per verificare la presenza di particelle Alfa, emesse dall’uranio impoverito. L’ultimo atto disposto da Fiordalisi è stato appunto il sequestro del Poligono.

Eppure, di fronte a un’inchiesta della procura, il governo sceglie di “ridurre il livello di apprensione nella collettività” adottando “misure di comunicazione a tutela dello sforzo e degli investimenti nella ricerca sempre più spinta di soluzioni sostenibili per le attività istituzionali, e minimizzare o neutralizzare il danno d’immagine per Difesa e Forze armate”. Il che mette qualche ombra sul fatto che la salute della popolazione e un’informazione chiara stiano veramente l’obiettivo dei corpi militari.

mercoledì 15 giugno 2011

Lunedì 20 appuntamento con Gianfranco Frau e Gisella Vacca

Lunedì 20 Giugno la nostra associazione Riprendiamoci la Sardegna, organizza un appuntamento intitolato: "Allarme lingua,il difficile rapporto tra gli italiani e l'italiano".
Relatore della serata sarà Gianfranco Frau, coadiuvato dall'attrice Gisella Vacca che leggerà alcuni brani.
Appuntamento alle 20.00 nella sala conferenze "Sapori di Sardegna" in Viale Colombo 2 a Cagliari.
La lingua italiana vive oggi una condizione di grande sofferenza.

Intercalari, strafalcioni grammaticali ed un uso ingiustificato dei forestierismi sono espressione di un disagio della nostro idioma. Un disagio tanto grave da far ritenere preoccupante il futuro della lingua stessa. Questo pensa attualmente una buona parte degli esperti della materia, nella generale e colpevole indifferenza della politica.

I giornali, le televisioni e tutti gli organi d’ informazione sono i maggiori responsabili dell’attuale deriva, soprattutto in relazione all’introduzione nel nostro paese degli anglo-americanismi. Questi termini, lungi dal rappresentare un’effettiva necessità linguistica o culturale, sono espressione di una subalternità economica, a cui I’Italia non è in grado di sottrarsi. Il rischio è che, nel tempo, il fenomeno assuma i connotati di una dipendenza culturale o addirittura di un colonialismo linguistico. Sarebbe la fine, per la nostra bella lingua!
E’ necessario, pertanto, che tutti coloro che hanno gli strumenti e la necessaria autorevolezza (la scuola, in primo luogo) si adoperino per combattere l’attuale inquinamento linguistico, rappresentato anche dall’uso di fastidiosi dialettismi.

martedì 14 giugno 2011

Escursione in Barbagia con la nostra associazione.

Viaggio nella Storia - Seulo



La rassegna “Viaggio nella Storia”, curata da Pierluigi Montalbano in collaborazione con l’Associazione “Riprendiamoci la Sardegna”, inizierà la sua 4° stagione consecutiva Domenica 19 Giugno con un’escursione nella incontaminata Barbagia di Seulo.

Per questa nuova stagione il programma è ancora da definire, e gradiremmo segnalazioni da parte degli amici che ci hanno accompagnato nelle scorse edizioni. I luoghi prescelti dovranno disporre di alcuni requisiti: un agriturismo che offre il menù tipico della zona ad un prezzo massimo di 25 Euro, una sala per il convegno all’interno della struttura ricettiva (o, in alternativa, comune, biblioteca…) e, naturalmente, alcuni siti da visitare (anche gestiti dalle guide locali). Potete inviare una mail o telefonare ai numeri 070.498594 - 338.2070515

L’appuntamento di Domenica 19 Giugno sarà alle ore 10.45 presso la sala convegni della Biblioteca Comunale di Seulo dove è previsto l’incontro / dibattito sulla Civiltà Nuragica : “La Sardegna all’epoca d’oro dei nuraghi”. La relazione sarà arricchita dalla proiezione di immagini e filmati.
Alle 12.00 Passeggiata e visita a “Sa Funtana e Su Predi”
Alle 13.00 Pranzo all’agriturismo “Su Zippiri”, con ricco menù tipico a 20 €
Nel pomeriggio l’escursione guidata nel territorio prevede alle 16.00 la visita a “Su Stampu e Su Turrunu”, e alle 17.00 la carovana di auto raggiungerà Sadali per visitare la cascata, il centro storico e il mulino.
Informazioni e prenotazioni: pierlu.mont@libero.it 070.498594 - 338.2070515
Sito ufficiale dell’evento: http://pierluigimontalbano.blogspot.com

lunedì 13 giugno 2011

Scempi edilizi nel sud-Sardegna

Cronaca di una speculazione edilizia annunciata, Malfatano e Tuerredda (2011).
Prima di leggere guardate il video della notizia data in tv.




Nell'immagine la Torre costiera di Piscinnì
Quanto sta accadendo sulla costa di Teulada (CA), fra Capo Spartivento, Tuerredda e Malfatano, ha veramente dell’incredibile. Ancora nel XXI secolo la Sardegna vede massacrato dal cemento e dall’antropizzazione uno dei suoi luoghi più belli in nome della speculazione, dell’insipienza, dell’arroganza. E’ uno dei pochi grandi tratti di costa (circa 35 km.) ancora in gran parte integri del Mediterraneo. Rocce, piccole calette (Tuerredda, Campionna, Piscinnì), ambienti dunali, stagni (Piscinnì, Tuerredda), porti naturali già utilizzati in antichità (come la Merkat fenicia nel rìas di Malfatano), tutelati con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), in parte con vincolo archeologico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), destinati ad area marina protetta (legge n. 394/1991 e s.m.i.).

Il quadro.
Poche frasi, per comprendere. “Gli interventi residenziali hanno necessità di cura e manutenzione durante tutto il corso dell’anno, quindi potenzialmente le attività del settore … dell’edilizia, del giardinaggio, dell’impiantistica, potrebbero assumere un importante ruolo nello sviluppo e nell’occupazione locale”. Nel solco delle famose dissertazioni berlusconiane sul futuro dei sardi durante la campagna elettorale delle regionali 2009. Così ha dichiarato il sindaco di Teulada Giovanni Albai durante la seduta del Consiglio comunale dello scorso 23 marzo 2010 per perorare la causa della società immobiliare S.I.T.A.S. s.r.l. di “poter variare l’impianto urbanistico complessivo recato dagli attuali PdL e le relative destinazioni d’uso, per adeguarli alle attuali richieste del mercato turistico, con conseguente possibilità di conseguire un miglior risultato imprenditoriale dell’operazione attraverso un più razionale impiego delle aree a propria disposizione”. E così ha approvato all’unanimità il Consiglio comunale di Teulada con deliberazione n. 11 del 23 marzo 2010.

Un altro fatto serve parecchio per comprendere il clima di questa vicenda.
Il Comune di Teulada, al fine di curare le procedure per venire incontro alle esigenze della società immobiliare S.I.T.A.S. s.p.a., ha affidato un incarico al costituendo raggruppamento temporaneo di imprese Studio legale associato Caso-Ciaglia di Roma e alla Sting Engineering s.r.l. di Cagliari per un importo di euro 185.000 + I.V.A.
L’incarico, come recita l’avviso di aggiudicazione dell’appalto del 19 ottobre 2010, “ha per oggetto l’insieme delle attività di progettazione, consulenza e assistenza giuridico-amministrativa e di carattere tecnico-progettuale occorrenti per l’approvazione della variante urbanistica e per la progettazione degli interventi di interesse pubblico nell’ambito del comparto urbanistico in località Malfatano”.
Non potendo, infatti, modificare destinazioni d’uso e ubicazioni di volumetrie (circa 33.500 metri cubi) a proprio piacimento, Società immobiliare e Comune di Teulada dovranno percorrere tutte le varie procedure tecnico-giuridiche (varianti urbanistiche, valutazioni di impatto ambientale, valutazioni paesaggistiche, ecc.) che il quadro normativo prevede e che, finora, sono apparse in più occasioni piuttosto disinvolte.

Per venire incontro agli immobiliaristi (il gruppo M.P.S. il cui vice-presidente è Gaetano Caltagirone, i Toti, i Benetton, Emma Marcegaglia, i Toffano) ora il Comune di Teulada spenderà 185 mila euro + I.V.A.

Il progetto in corso di esecuzione. Grazie alle ruspe e al cemento, prende sempre più chiara forma il progetto turistico-edilizio sulla costa di Teulada, da Capo Spartivento a Tuerredda, a Malfatano.

Il progetto, elaborato dallo Studio Arassociati di Milano (già noto in Sardegna per aver progettato il campus di Tiscali e la residenza di Renato Soru) è molto chiaro. Più ville e meno ricettività alberghiera, rispetto alle versioni iniziali in precedenza approvate. Come se non fosse ancora chiaro, con la successiva deliberazione n. 13 dell’1 aprile 2010, il Consiglio comunale di Teulada, accogliendo le istanze della Società immobiliare, ha approvato la rimodulazione delle volumetrie e la modifica delle tipologie edilizie.

Quelle alberghiere (il comparto G: “un corpo centrale suddiviso in tre blocchi irregolari e 11 aggregati distinti più piccoli”) ricordano tipologie facilmente frazionabili in singole unità immobiliari. Il resort di Malfatano (300 camere, 5 stelle) dovrebbe esser operativo a partire dal 2011, secondo le intenzioni dichiarate. E le ville di lusso a Malfatano non sono poche: nel comparto D (16 unità immobiliari), nel comparto F (29 unità immobiliari, di cui solo 12 finora autorizzate), di varie tipologie ma tutte con piscina d’ordinanza. Da 380 mq. di coperto in vendita e migliaia di mq. di giardino esclusivo a 1,5 milioni di euro l’una, così ha raccontato sorridendo chi stava sui mezzi cingolati. Complessivamente 140 mila metri cubi di volumetrie complessive sui 700 ettari di costa.

Il progetto vince il “mattone d’oro” 2010. Non è uno scherzo, si tratta del premio Real Estate Awards. E hanno proprio ragione: è sicuramente una speculazione immobiliare molto redditizia.

Il Servizio tutela paesaggistica di Cagliari ha confermato (nota n. 9782 del 26 marzo 2010) quali siano le intenzioni comunali: “spostare i volumi previsti nei sub-comparti E1-h ed E1-i, con la variante al PUC in adeguamento al P.P.R., nel pieno rispetto della vigente normativa regionale”, ricordando che “comunque si dovranno obbligatoriamente percorrere i procedimenti di attivazione previsti dalle normative di riferimento, comprese le valutazioni paesaggistiche di cui al D.Lgs. 42/2004 e quelle di impatto ambientale”. Insomma – bontà loro – nessuno spostamento automatico, come appariva inizialmente nei disegni comunali (deliberazione Consiglio comunale Teulada n. 37 del 3 ottobre 2008).

In estrema sintesi è stato deciso di modificare lo strumento urbanistico comunale per venire incontro alle richieste della Società immobiliare: la rilocalizzazione di volumetrie (33.500 metri cubi), l’acquisizione di concessioni demaniali sulle ridotte spiagge e, soprattutto, la drastica decurtazione della quota alberghiera con la destinazione del 25% delle volumetrie a ville. L’intento, in pratica, è di “variare l’impianto urbanistico dell’attuale piano di lottizzazione per adeguarlo alle richieste del mercato turistico”, come ha riporta fedelmente La Nuova Sardegna, nell’edizione del 25 marzo 2010. L’iniziativa è propedeutica a un futuro accordo di programma Comune – Regione – Privato.

Tuttavia, alcune “varianti” vengono, viceversa, imposte dai ritrovamenti archeologici a Tuerredda, su “una collinetta artificiale di circa mq 1500”, relativi probabilmente “ad una fabbrica di laterizi di età storica, presumibilmente romana, in territorio dell’antica Tegulae”, come indica la Soprintendenza archeologica di Cagliari (note n. 6447 del 21 ottobre 2010 e n. 7143 del 22 novembre 2010): un modulo ricettivo di 30-50 stanze è stato – per ora – bloccato, così come nel 2004 non è stata autorizzata la trasformazione del comparto E 1 - h (Cala Antoni Areddu – Sa Calarza) tutelato con vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i.) dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale (determinazione Comandante C.F.V.A. n. 47 del 26 marzo 2004).

Chi costruisce (e guadagna).
Il complesso ricettivo “eco-compatibile” Malfatano Resort s.p.a. è una joint venture composta da Sansedoni s.p.a. (40 %, gruppo Fondazione Monte dei Paschi di Siena, divenuta la banca del mattone, dove ormai conta moltissimo Francesco Gaetano Caltagirone), famiglia Benetton attraverso la Ricerca Finanziaria s.p.a. (25 %), Gruppo Toffano (24 %), Silvano Toti s.p.a. (11 %) con il fortissimo interesse del Gruppo Marcegaglia. Infatti, il Gruppo dell’attuale Presidente nazionale della Confindustria Emma Marcegaglia gestirà – secondo i programmi – il resort di Malfatano (300 camere, 5 stelle) operativo a partire dal 2012, secondo le intenzioni dichiarate. Quel Gruppo Marcegaglia che in Sardegna sembra aver trovato l’America. Titolare, attraverso la Mita Resort s.r.l. (45% del capitale sociale in mano a Emma Marcegaglia, il resto di proprietà di Massimo Caputi – immobiliarista incappato in disavventure giudiziarie – ,Andrea Donà delle Rose, Lorenzo Giannuzzi), del Forte Village di S. Margherita di Pula (definito da anni il migliore resort del mondo), ha acquisito da poco e per due soldi l’ex Arsenale di La Maddalena per 40 anni. Tuttavia, sembra che – secondo notizie informali – la Mita Resort abbia intenzione di sganciarsi dall’affare ritenendolo troppo oneroso.

Il progetto edilizio complessivo è della S.I.T.A.S. s.p.a. (sede: Cagliari, Viale Diaz n. 29) composta dal medesimo azionariato e con Presidente del Consiglio di amministrazione l’immobiliarista Claudio Toti.

Il contesto “storico” di speculatori e amministratori locali.

Da parecchi anni incombe il tentativo speculativo su questo autentico paradiso costiero. Negli anni ’70 del secolo scorso furono i lombardi Monzino, attraverso la loro società S.I.T.A.S. s.p.a., a progettare su quasi 900 ettari di costa la nuova Costa Smeralda nel sud Sardegna. Si doveva chiamare Costa Dorada: alberghi, ville, campi da golf con centinaia di migliaia di metri cubi di volumetrie. Non se ne fece quasi nulla, solo un paio di ville. Soltanto la durissima opposizione legale delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra condusse alle condanne in sede penale ed alla successiva demolizione delle opere abusive (2001) del tentativo speculativo nella splendida baia di Piscinnì, enclave amministrativa di Domus de Maria, portata avanti in un primo momento dal gruppo Monzino, successivamente da una società aderente alla Lega delle Cooperative.

Alcuni anni fa la Società immobiliare venne rilevata dalla Forma Urbis s.p.a. di due architetti-imprenditori veneti, Gianpietro Gallina e Albano Salmaso, che fecero proclamare, con sovrano sprezzo del ridicolo, all’allora Sindaco di Teulada Tore Mocci l’arrivo sulle coste sulcitane di ben 2.500 posti di lavoro ed anche di più grazie ai 189 mila metri cubi di alberghi e ville di lusso che gli intraprendenti veneti affermavano di voler realizzare[1]. In realtà non realizzarono un bel niente, così come a Capo Pecora, sulla costa di Arbus, dove hanno rilevato la storica azienda agricola sul mare dei Casana. A questi architetti-imprenditori evidentemente interessava l’approvazione dei progetti immobiliari presentati da rivendere, poi, a prezzi esorbitanti. Ed è quello che hanno fatto. Anche dividendo in cinque l’unico progetto immobiliare, con l’avvallo della Regione autonoma della Sardegna, ai fini delle valutazioni di impatto ambientale, in contrasto con la direttiva comunitaria in materia (la n. 85/337/CEE, integrata e modificata dalla n. 97/11/CE). Poi la nuova, attuale, compagine societaria, subentrata – sembra – per un corrispettivo di 40 milioni di euro, e sempre la solita disponibilità degli amministratori locali.

Le vicissitudini amministrative, le valutazioni ambientali, l’avvio dei lavori.

Nell’estate 2006 veniva accertato il modesto avvìo dei lavori nell’area dell‘incombente progetto immobiliare S.I.T.A.S. s.r.l. (allora controllata dal gruppo Forma Urbis di Padova) che, allora, riguardava complessivamente quattro complessi alberghieri, quattro residences, due agglomerati di residenze stagionali private – “seconde case” – servizi per mc. 189.000 di volumetrie complessive su 394 ettari, di cui 90 ettari destinati all‘edificazione, 184 ettari a verde privato, 120 ettari a verde pubblico, 3,3 ettari a parcheggi ad una distanza dalla battigia marina variabile da mt. 300 a mt. 500 (alberghi + residences, mc. 139.000, 2.500 posti letto) e tra mt. 500 e mt. 2.000 (residenze stagionali private, mc. 18.000), con un investimento dichiarato di 100 miliardi di vecchie lire ed un invero improbabile e non dimostrato numero di posti di lavoro quantificati in 2.500 unità.

Probabilmente i lavori erano iniziati poco prima dell‘adozione del piano paesaggistico regionale - P.P.R. del 24 maggio 2006 (deliberazione Giunta regionale n. 24/17). Nel cartello “inizio lavori” veniva indicata la relativa concessione edilizia n. 23 del 7 aprile 2004 e la data di inizio del 9 luglio 2004, nonché l‘autorizzazione provinciale per la realizzazione delle modifiche all‘asse stradale n. 670/2004 del 10 novembre 2004, ben successiva alla data indicata quale inizio dei lavori. Lo stato dei lavori, di ridotta consistenza, rendeva difficile supporre un effettivo e sostanziale inizio alla data indicata del 9 luglio 2004.
In merito le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d‘Intervento Giuridico inoltravano (esposto del 3 luglio 2006) una richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi alle amministrazioni pubbliche competenti e, per opportuna informazione, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. In sostanza, si chiedeva di verificare la legittimità e liceità degli interventi in corso di esecuzione e, in caso contrario, l‘adozione dei dovuti provvedimenti di legge.

La vicenda del progetto turistico-edilizio già noto come “Costa Dorada“, era però davvero già piuttosto lunga.

Con determinazioni Direttore Servizio S.I.V.E.A. Ass.to reg.le Difesa Ambiente nn. 2204/VIII del 18 settembre 2002 e 2218/VIII del 19 settembre 2002, al termine della procedura di “verifica preventiva“ (screening), erano stati esclusi dall‘ulteriore procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) rispettivamente i comparti E 1 g ed E 1 e – E 1 f, con la condizione, in presenza di “copertura arborea riconducibile a classificazione di bosco“, dell‘espletamento della procedura ai sensi dell‘art. 182 del regio decreto n. 3267/1923 e dell‘adozione delle adeguate misure di compensazione boschiva ai sensi del decreto legislativo n. 227/2001 in relazione alle aree delle quali si richiede la trasformazione. Con determinazione Direttore Servizio S.I.V.E.A. Ass.to reg.le Difesa Ambiente n. 2204/VIII2204/VIII del 18 settembre 2002, sempre al termine della procedura di “verifica preventiva” (screening), era stato disposto l‘ulteriore procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) per il comparto E 1 h, mentre di alcuna informazione specifica si dispone relativamente al comparto E 1 i.
Viceversa, con deliberazione Giunta regionale n. 24/17 del 24 maggio 2004 veniva concluso con giudizio di compatibilità ambientale con condizioni il procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A.[2] relativo al solo comparto in loc. Cala Antoni Areddu - Sa Calarza.

In pratica è stato diviso in cinque parti l‘unico progetto immobiliare e soltanto un comparto è stato sottoposto alla valutazione di impatto ambientale: tale prassi è considerata illegittima dalla giurisprudenza comunitaria e amministrativa nazionale[3]. Non solo, anche nell‘unico procedimento di valutazione di impatto ambientale svolto e concluso con la deliberazione Giunta regionale n. 24/17 del 24 maggio 2004 appaiono numerose le “frettolosità”: basti pensare che il pesante parere contrario del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale non è stato minimamente preso in considerazione, al pari di varie “osservazioni” presentate dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d‘Intervento Giuridico.


Leggere per credere: “l‘intervento proposto è inserito in un piccolo bacino imbrifero i cui deflussi confluiscono in una caletta sabbiosa con una copertura vegetale che rappresenta un lembo di macchia primaria caratterizzata da fitocenosi di ginepri (juniperus oxicedrus subsp. Macrocarpa, Juniperus turbinata) e da macchia a portamento arbustivo con lentisco ed euforbia che costituiscono in simbiosi con la componente zoocenotica una biocenosi in perfetto equilibrio. La realizzazione del complesso turistico alberghiero e della viabilità ad esso connessa comporterà l‘alterazione permanente dell‘attuale assetto idrogeologico, l‘inevitabile variazione dei deflussi meteorici e conseguentemente della portata solida, con la compromissione dei delicati equilibri che regolano la dinamica costiera e gli apporti di materiali fini alla antistante spiaggia, favorendo l‘erosione. L‘intensa fatturazione dei graniti che costituiscono la litologia dominante dell‘area in oggetto, pur non rappresentando causa di non fattibilità assoluta delle opere, impone la realizzazione di interventi di contenimento dei versanti con modifica delle morfologie e con impatti visivi rilevanti. I suoli sono caratterizzati da elevata erodibilità, non solo per fattori legati alla pendenza ma per la loro scarsa coesione e natura geopedologica, fattori di rischio peraltro segnalati nella relazione allegata al progetto. Si ritiene che il sito individuato per l‘intervento in argomento non sia compatibile con le necessità legate alla gestione di una struttura ricettivo alberghiera, che deve comunque rispettare precisi paramenti urbanistici e continui adeguamenti alle normative di settore ed alle esigenze di competitività che il mercato impone; tutto ciò determina prevedibili incrementi di superfici trasformate nonché una utilizzazione pressochè totale del sito, così modificato radicalmente. Tale considerazione è frutto di un‘attenta osservazione sull‘evoluzione delle strutture ricettive costiere in aree sottoposte a vincolo … esempi significativi sono costituiti dalle strutture di Santa Margherita di Pula, che hanno praticamente raddoppiato le aree trasformate originariamente autorizzate ai sensi del R.D. 3267/1923. E‘ altresì opportuno significare che il sito in argomento ha una rilevantissima valenza paesaggistica e rappresenta una sorta di isola ecologica che deve essere gestita razionalmente con interventi di natura bio economica utilizzando gli interessi che essa è in grado di offrire, evitando di intaccare il patrimonio produttivo che non potrà essere ricostituito. Infine, una misura compensativa appare di difficile attuazione in quanto ci troviamo di fronte ad una comunità biotica in perfetto equilibrio e non in una situazione di transizione verso altre diverse forme climax. Verosimilmente l‘introduzione di piante al di fuori della loro nicchia ecologica può determinare effetti disastrosi sulle forme di vita autoctone; non si riscontrano peraltro ricostituzioni artificiali di ginepri dato il loro lento e complesso ciclo dinamico evolutivo. Tali considerazioni inducono questo ufficio ad esprimere un parere di non compatibilità dell‘intervento in oggetto con il sito individuato dato che la sua realizzazione ne comprometterebbe irreparabilmente le sue peculiarità di biodiversità e naturalità che rappresentano un patrimonio comune da rispettare e salvaguardare“ (parere Corpo Forestale e di V. A. del 12 febbraio 2004). Proprio per tali motivi, con determinazione n. 47 del 26 marzo 2004 il Comandante del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale aveva rilasciato autorizzazione alla trasformazione di superfici boscate ai sensi del vincolo idrogeologico (artt. 7 e 182 del regio decreto n. 3267/1923 e successive modifiche ed integrazioni) dei sub-comparti E 1 – c, E 1 – f, E 1 – g, E 1 – i, mentre non era stata autorizzata la trasformazione del comparto E 1 - h (Cala Antoni Areddu – Sa Calarza).

Lo stesso Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale aveva anche certificato (vds. nota prot. n. 7345 del 20 settembre 2000) la molto probabile presenza nelle aree oggetto dei detti piani di lottizzazione di zone percorse dal fuoco negli ultimi anni: sono vietate per un periodo di quindici anni trasformazioni di ogni tipo e per un periodo di dieci anni le edificazioni su zone boscate o pascoli percorsi dal fuoco (art. 10, comma 1°, della legge n. 353/2000 integrato e modificato dall’art. 173 della legge n. 350/2003). In particolare sono stati richiesti controlli per le zone di Tuerredda – Rio de Mala (incendi del 24 settembre 1992 e del 7 luglio 1993) e Malfatano – Paderi (incendio del 22 giugno 1998) e nelle aree di Malfatano (decine di ettari) percorse dal fuoco in data 21 giugno 2001 (vds.La Nuova Sardegna, edizione del 22 giugno 2001).

L’approvazione urbanistica e paesaggistica dei piani di lottizzazione. L’Amministrazione comunale di Teulada in precedenza aveva approvato definitivamente (deliberazioni Consiglio comunale nn. 9-13 del 21 marzo 2001, precedenti adozioni con deliberazioni C.c. nn. 47-51 del 30 giugno 2000) i cinque piani di lottizzazione proposti dalla S.I.T.A.S. s.p.a., su 394 ettari di costa fra Malfatano, Tuerredda e Capo Spartivento. Si trattava di 189 mila metri cubi di volumetrie complessive (quattro alberghi, quattro residences, “seconde case”, servizi, ecc.) e 2.500 posti letto + un campo da golf da 18 buche (in una zona pressochè priva di acqua).

In precedenza, con deliberazione Giunta regionale n. 40/40 del 12 ottobre 2000, era stato fornito il parere favorevole (art. 11 delle norme di attuazione del piano territoriale paesistico n. 14) sullo studio di compatibilità paesistico-ambientale relativo al progetto turistico-edilizio ed erano state emesse le approvazioni paesaggistiche dei vari piani di lottizzazione (artt. 28 della legge n. 1150/1942 e s.m.i., 6 del D.P.R. n. 480/1975, 9 della legge regionale n. 28/1998) da parte del Servizio regionale tutela del paesaggio di Cagliari con note n. 1751 dell’1 marzo 2001 (sub comparto E1/e – E1/f), n. 1752 dell’1 marzo 2001 (sub comparto E1/c – E1/h), n. 1753 dell’1 marzo 2001 (sub comparto E1/i), n. 1754 dell’1 marzo 2001 (sub comparto E1/g), n. 1755 dell’1 marzo 2001 (sub comparto E1/d).

Le curiose giravolte della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Cagliari. La Soprintendenza per i beni architettonici, il paesaggio, il patrimonio storico, artistico e demoantropologico di Cagliari aveva disposto, su specifico esposto del Gruppo d’Intervento Giuridico e degli Amici della Terra con tre decreti del 29 maggio 2003, l’annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche nn. 2/03, 3/03 e 4/03 del 10 marzo 2003 rilasciate in sede sub-delegata (legge regionale n. 28/1998) dal Comune di Teulada per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria (strade, reti telefoniche, elettriche, fognature, ecc.) di tre comparti del’unico intervento turistico-edilizio S.I.T.A.S. sulla costa sulcitana. Diverse le violazioni di legge riscontrate che avevano determinato l’illegittimità degli atti comunali: l‘interessamento da parte degli interventi in progetto anche della fascia dei mt. 300 dalla battigia marina tutelata con vincolo di conservazione integrale, la presenza nelle zone interessate dai comparti di terreni percorsi dal fuoco, la mancata considerazione delle eccezionali caratteristiche ambientali della costa nel prevedervi opere di tipologie ed impatto assolutamente insostenibili, ecc. In data 22 dicembre 2003 il Comune di Teulada emanava nuovamente l’autorizzazione paesaggistica per le opere di urbanizzazione primaria(archiviazione Soprintendenza in data 23 dicembre 2003), ora priva di efficacia per scadenza del termine quinquennale (artt. 16 del regio decreto n. 1357/1940 e 158 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

In data 6 marzo 2006 la Soc. S.I.T.A.S. aveva presentato istanza di autorizzazione paesaggistica in via surrogatoria per gli interventi ricadenti nei sub-comparti E1 ed E 1-f, ma la Soprintendenza non emanava l’autorizzazione paesaggistica per i lavori (2 agosto 2006) per il notevole impatto ambientale delle tipologie proposte e la non conformità con quanto autorizzato sotto il profilo paesaggistico in sede di piano di lottizzazione da parte del Servizio regionale tutela del paesaggio (1 marzo 2001).

In data 20 ottobre 2008 il Comune di Teulada rilasciava in sede sub-delegata le autorizzazioni paesaggistiche nn. 11/2008 (opere di urbanizzazione primaria dei sub-comparti E1-d, E1-e, E1-f, E1-g), 12/2008 (realizzazione sub-comparto E1-d), 13/2008 (realizzazione sub-comparto E1-e), 14/2008 (realizzazione sub-comparto E1-f), 15/2008 (realizzazione sub-comparto E1-g). La Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici della Sardegna archiviava (19 dicembre 2008) le citate autorizzazioni paesaggistiche “ritenendo esaustive le motivazioni riportate e non riscontrando nelle stesse motivi di illegittimità condividendo, inoltre, le considerazioni e le prescrizioni riportate nelle stesse”.

Misteriosamente la Soprintendenza aveva mutato parere su un progetto rimasto sostanzialmente identico.

Anche l’allora Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici Elio Garzillo, in occasione di un convegno organizzato da Italia Nostra, affermò: “L’ufficio aveva bocciato un progetto, poi approvato pur essendo praticamente lo stesso. Non saprei spiegarmi il perché” (vds. L’Unione Sarda, 24 ottobre 2010). E se non lo sa lui, che coordinava tutti gli Uffici periferici del Ministero per i beni e attività culturali, chi deve saperlo?

Come mai la società S.I.T.A.S. sta costruendo? La pianificazione fra Piano territoriale paesistico, Piano urbanistico comunale e Piano paesaggistico regionale. Il piano urbanistico comunale – P.U.C. di Teulada, com’è ovvio, prevede la realizzabilità del progetto turistico-edilizio S.I.T.A.S. in quanto era previsto puntualmente dal piano territoriale paesistico – P.T.P. n. 14 (D.P.G.R. 6 agosto 1993, n. 279), annullato – al pari di quasi tutti i restanti P.T.P. – su ricorso degli Amici della Terra dalla sentenza T.A.R. Sardegna, sez. II, 6 ottobre 2003, n. 1208 per le gravissime illegittimità in tema di tutela paesaggistica. Le disposizioni del P.T.P., com’è noto, hanno trovato esecuzione nel P.U.C.

La legge regionale n. 8/2004 (la c.d. legge salva-coste) aveva previsto misure temporanee di salvaguardia costiera nella fascia costiera dei mt. 2.000 dalla battigia marina finalizzate alla redazione e approvazione del piano paesaggistico regionale – P.P.R., prevedendo, però, una deroga (art. 3) per i Comuni dotati di P.U.C.

Il P.P.R. (1° stralcio – area costiera) con le sue disposizioni di tutela per le coste è stato promulgato con D.P.Re. 7 settembre 2006, n. 82. Sicuramente un buon piano paesaggistico nel suo complesso, il primo in Italia in attuazione della Convenzione europea del paesaggio (20 ottobre 2000) e del Codice del beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), tuttavia, nell’ambito della disciplina transitoria (art. 15 delle norme di attuazione del P.P.R.), è consentita “per i Comuni dotati di PUC … nelle … zone C, D, F e G” la realizzazione degli “interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi purchè approvati e con convenzione efficace alla data di adozione del Piano Paesaggistico Regionale” (comma 3°).

Inoltre, “il completamento degli interventi urbanistici ed edilizi previsti negli strumenti urbanistici di cui al comma precedente … per i quali non siano stati rilasciati alla data di entrata in vigore del PPR i relativi titoli abilitativi è sottoposto al raggiungimento dell’intesa di cui all’art. 11 da concludersi entro dodici mesi dall’entrata in vigore del Piano paesaggistico” (comma 4°). Ed è proprio questo il caso del progetto edilizio S.I.T.A.S.

Non c’è mai stata la prevista “intesa” Regione-Provincia-Comune (artt. 11 e 15, comma 4°, delle norme di attuazione del P.P.R.), perché la disposizione (art. 15, comma 4°, delle norme di attuazione del P.P.R.) è stata annullata dal T.A.R. Sardegna (sentenze Sez. II, 12 giugno 2009, n. 979; 31 ottobre 2007, nn. 2010-2013).

La “deroga” alla normativa e alle disposizioni del P.P.R. vale, però, solo per gli “interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi … approvati e con convenzione efficace alla data di adozione del” P.P.R., non si estende alle successive varianti: non è legittimamente possibile spostare volumetrie dai comparti non autorizzati definitivamente (Cala Antoni Areddu) o dove siano stati ritrovate testimonianze archeologiche (parte di Tuerredda) che rendono incompatibile l’edificazione ovvero effettuare mutamenti di destinazione d’uso di volumetrie (da ricettivo a residenziale).

Le battaglie ecologiste, le ambiguità regionali.

Con numerosi esposti (fra i tanti del 27 ottobre 2009, del 21 luglio 2009, del 15 novembre 2008) indirizzati alle amministrazioni pubbliche competenti e alla magistratura, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno contestato la legittimità della recente programmazione della modifica di destinazione d’uso e traslazione di volumetrie (oltre 33.500 metri cubi) sulla costa di Capo Spartivento – Malfatano, approvate con deliberazione Consiglio comunale n. 37 del 3 ottobre 2008, su richiesta della Società immobiliare (istanza n. 3652 del 29 aprile 2008). In sostanza, si prevede lo spostamento delle volumetrie alberghiere previste in loc. Cala Antoni Areddu (Capo Spartivento), sub-comparto E 1 h, e in loc. Sa Calarza (Tuerredda), sub-comparto E 1 i, e la modifica della destinazione d’uso in alberghiero (almeno 75 %) e turistico-residenziale (fino al 25 %). Si prevedono, quindi, fino al 25 % delle volumetrie da destinarsi a ville, cioè “seconde case”. L’Amministrazione comunale si impegna anche alla modifica del piano urbanistico comunale – P.U.C. in tal senso e sembra quasi ritenere non necessaria l’approvazione da parte regionale di tale variante sotto il profilo della tutela paesaggistica e della valutazione degli impatti ambientali. Quasi fossero autorizzazioni omnibus.


In prima battuta, l’Assessorato regionale degli EE.LL., Finanze, Urbanistica – Servizio governo del territorio e tutela paesaggistica (nota n. 3453/GT/CA dell’11 febbraio 2009) aveva gettato un po’ di acqua sul fuoco delle ambizioni cementizie: “a seguito della vostra preg.ma datata 15.11.2008 … si comunica che l’Ufficio ha avviato immediatamente l’iter procedimentale di verifica e analisi di tutti gli atti disponibili … nel prosieguo, entro breve tempo, sarà inviata una successiva comunicazione di esito della suddetta verifica …”. Inoltre, sempre il Servizio Governo del Territorio e Tutela Paesaggistica per le Province di Cagliari e di Carbonia-Iglesias, nell’esercizio dei poteri di vigilanza di cui alla legge regionale n. 28/1998, aveva richiesto (nota n. 3450/GT/CA dell’11 febbraio 2009) al Comune di Teulada “motivazioni paesistiche chiare ed esaustive del provvedimenti autorizzatorio emesso, ai sensi dell’art. 8 comma 2° della direttiva n. 1 della L.R. 12/8/98 n°28, categoria di delega ai sensi dell’art. 3 della L.R. 12/8/98 n°28, copia degli elaborati grafici progettuali e della relazione paesaggistica”, richiamando le disposizioni della circolare n. 3 e degli artt. 12 e 14 della direttiva n. 1 per l’attuazione della legge regionale n. 28/1998 sulla sub-delega di alcune competenze in materia paesaggistica ai Comuni. Aveva invitato il Comune di Teulada a considerare l’opportunità di sospendere o revocare i titoli abilitativi edilizi e la Soprintendenza a “valutare la possibilità di sospendere il proprio parere di competenza … in attesa di un più attento esame degli atti a disposizione e di quelli richiesti”.

Viceversa, con nota n. 9782/TP-CA-CI del 26 marzo 2010, il Servizio Tutela Paesaggistica per le Province di Cagliari e di Carbonia-Iglesias ha cambiato registro, abbandonando la precedente prudenza: “..questo Servizio ha ritenuto … che non sussistano motivi per l’annullamento” delle autorizzazioni paesaggistiche rilasciate in sede sub delegata (legge regionale n. 28/1998) dal Comune di Teulada.

Il resto è storia di questi ultimi mesi.

L’alternativa.
Il progetto S.I.T.A.S. dovrebbe essere fortemente ridotto di volumetrie e di complessivo impatto ambientale, concentrandosi nella rivitalizzazione del vecchio borgo di Malfatano, oggi pressochè abbandonato: soltanto così (insieme con altre iniziative per la valorizzazione del proprio territorio) Teulada può pensare di proporsi sul mercato del turismo nazionale ed internazionale. Oggi il turista ricerca sempre più natura ed ambiente incontaminati, viene in Sardegna proprio per questo: chi vuole un “divertimentificio” urbanizzato, a costi ben inferiori, se ne va sulla riviera romagnola.

Non sono soltanto le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico a dirlo, ma sono soprattutto i turisti ed i sardi, cioè i primi fruitori a pagamento della costa teuladina, interessata anche da altri progetti speculativi e, tra l‘altro, dotata di spiagge piccole e non numerose che non sopporterebbero mai un simile “impatto turistico”, basta vedere che cosa accade già oggi in quel “gioiello” di Tuerredda, “assalita” da centinaia di bagnanti, da chioschi e da “generose” concessioni demaniali! E’ bastato far circolare un po‘ di informazioni e, nel 2002, erano pervenuti in poco tempo più di 2.500 fax e messaggi di posta elettronica da tutta Italia con una richiesta ben precisa indirizzata al Sindaco di Teulada: ridurre fortemente le costruzioni e concentrarle presso il già esistente insediamento rurale di Malfatano, perché un intervento immobiliare così ingente e dal pesante impatto ambientale rischia di degradare irreversibilmente un ambiente unico e la stessa attrattiva turistica.

La distruzione di un contesto sociale e storico, il silenzio della Regione autonoma della Sardegna. Non basta il lento assassinio ambientale della splendida spiaggia di Tuerredda, “assalita” da migliaia di bagnanti, da chioschi e da “generose” concessioni demaniali, non basta l’emblematica vicenda della lottizzazione abusiva di Baia delle Ginestre ad opera dei lombardi Antonioli, non basta il fallimento turistico dell’allucinante cubo di cemento dell’Hotel Rocce Rosse, poi trasformato in condominio.

Il turismo mattonaro oggi ha le sembianze di Emma Marcegaglia e dei Benetton, mentre gli indigeni che da generazioni vivono e lavorano a Malfatano stanno per essere cacciati da casa loro (e dai loro 5 ettari nel bel mezzo della lottizzazione) perché disturbano. Come i Mapuche della Patagonia. Era già chiaro da tempo, come documentato da Report nel servizio di Bernardo Jovene (“La Sardegna che sarà“, 8 ottobre 2000).

Emblematico e da vedere il film-documentario Furriadroxius, di Michele Mossa e Michele Trentini, sugli ultimi abitanti della comunità agro-pastorale di Malfatano. E necessiterebbe di una seconda puntata, secondo chi racconta di un tristissimo e recente suicidio.

Fuori dai piedi, oggi si costruiscono resort e ville esclusive. Nell’indifferenza della Regione autonoma della Sardegna, delle amministrazioni locali, delle forze politiche e degli stessi teuladini.

Nelle sedi della politica sarda e nazionale, solo l’on. Claudia Zuncheddu (RossoMori) ha presentato un’interpellanza in proposito (la n. 59/C-4 del 3 dicembre 2009) al Presidente della Regione autonoma della Sardegna, agli Assessori regionali della difesa dell’ambiente e degli Enti locali, finanze, urbanistica. Inoltre, il deputato catalano Raül Romeva i Rueda, del Gruppo Verdi/A.L.E., ha presentato il 16 settembre 2010 l’interrogazione E-7377/2010 con richiesta di risposta scritta al Parlamento europeo chiedendo quali iniziative intenda adottare la Commissione europea nei confronti dello spezzettamento del progetto immobiliare S.I.T.A.S. s.p.a. in ben 5 comparti diversi per evitare una valutazione degli impatti ambientali complessivi, come richiesto dalla normativa comunitaria in materia (direttive n. 97/11/CE e n. 85/337/CEE). La Commissione europea si è riservata di rispondere dopo aver svolto i suoi accertamenti (risposta interlocutoria del 21 ottobre 2010).

Non serve ad aprire gli occhi la cronaca di tanti speculatori immobiliari nel corso degli ultimi decenni. Rapinatori di territorio che spesso hanno lasciato soltanto briciole o macerie agli indigeni. Chiedetelo, giusto per fare un esempio, ai tanti piccoli imprenditori rimasti sul lastrico grazie al bresciano Bertelli impegnato a cementificare Stintino. Tuttavia la solfa non è cambiata. Le lezioni non sono servite. Nemmeno il momento potenzialmente favorevole della presenza dell’Amministrazione regionale Soru ha consentito di acquisire l’area, con i mezzi previsti dalla legge, alla disponibilità della recente Agenzia della Conservatoria delle coste della Sardegna. Si poteva salvare dalla solita valorizzazione mattonara uno dei tratti più belli ed integri di costa del Mediterraneo, ma non se n’è fatto nulla.

Perché in ogni caso a Malfatano e Tuerredda lo scempio sarà inferiore al previsto. In questi ultimi mesi abbiamo più volte sentito l’Amministrazione comunale di Teulada e la S.I.T.A.S. s.p.a. ribadire pubblicamente con decisione che potevano realizzare le volumetrie previste nel devastante progetto immobiliare in corso di edificazione sulla costa teuladina non solo a Tuerredda e Malfatano, ma anche a Cala Antoni Areddu, nello splendido promontorio di Capo Spartivento. Solo la loro sensibilità ambientale aveva portato alla decisione di spostare ruspe e mattoni per concentrarli a Tuerredda.

Parecchie persone ci hanno contattato, preoccupatissime. Le cose fortunatamente non stanno così.

Ricordiamo che la determinazione del Comandante del Corpo forestale e di vigilanza ambientale n. 47 del 26 marzo 2004 ha autorizzato, ai sensi dell’art. 7 del regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i., la trasformazione di terreni sottoposti al vincolo idrogeologico per vari comparti dell’unico piano di lottizzazione turistico-edilizio e ha espresso diniego per l’intero comparto E/1h, previsto proprio a Cala Antoni Areddu (Capo Spartivento).

Specificamente, “il parere negativo … per la realizzazione del Comparto E/1h è determinato dalla presenza di interventi che pregiudicano la stabilità del suolo e la regimazione delle acque, su un versante a elevato rischio di erosione, attualmente stabile per effetto della funzione idrogeologica esercitata dalla tipica vegetazione litoranea, ben rappresentata dal ginepro”.

E senza l’autorizzazione idrogeologica l’intervento edilizio non si può realizzare. Si tratta di circa 33.500 metri cubi di volumetrie complessive. Queste volumetrie – al pari di quelle che la Società immobiliare avrebbe voluto realizzare (un modulo di 30-50 stanze) nel sito di Tuerredda dove sono state rinvenute testimonianze archeologiche – non possono essere più realizzate.

Al pari della pretesa della società immobiliare S.I.T.A.S. s.r.l. di “poter variare l’impianto urbanistico complessivo recato dagli attuali PdL e le relative destinazioni d’uso, per adeguarli alle attuali richieste del mercato turistico, con conseguente possibilità di conseguire un miglior risultato imprenditoriale dell’operazione attraverso un più razionale impiego delle aree a propria disposizione”, prontamente approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di Teulada con deliberazione n. 11 del 23 marzo 2010.

Infatti, La “deroga” alla normativa e alle disposizioni del piano paesaggistico regionale per le zone C, D, G, F dei piani urbanistici comunali (P.U.C.) vigenti contenuta nel P.P.R. (1° stralcio – area costiera) stesso (art. 15, comma 3°, delle norme di attuazione) vale, però, solo per gli “interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi … approvati e con convenzione efficace alla data di adozione del” P.P.R., non si estende alle successive varianti: non è legittimamente possibile spostare volumetrie dai comparti non autorizzati definitivamente (Cala Antoni Areddu) o dove siano stati ritrovate testimonianze archeologiche (parte di Tuerredda) che rendono incompatibile l’edificazione ovvero effettuare mutamenti di destinazione d’uso di volumetrie (da ricettivo a residenziale).

Forse i 222.000 euro investiti dal Comune di Teulada per trovare il modo di salvare le volumetrie della Società immobiliare (splendido esempio di interesse pubblico) sono stati vani.

Un impegno. Per il Gruppo d’Intervento Giuridico e gli Amici della Terra è un vero e proprio obbligo morale continuare questa dura e difficile battaglia per la salvaguardia di una delle più belle coste del Mediterraneo, un bel pezzo di identità della nostra Sardegna.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari ha aperto un procedimento penale. Ora, la vicenda ha superato il Tirreno ed è divenuto un caso nazionale. Uno dei peggiori esempi di speculazione edilizia di questi ultimi tempi. E’ uno dei casi più rilevanti citati nel libro “La Colata”, curato da Ferruccio Sansa. Ne ha parlato anche Paolo Biondani (luglio 2010) nel suo “S.O.S. Sardegna” per L’Espresso. Decine e decine di siti web hanno ripreso la vicenda. Il Partito Democratico ha mostrato ondeggiamenti e ambiguità.

Finalmente anche un’altra associazione ambientalista ha preso posizione: si tratta di Italia Nostra, che ha giustamente ritenuto la vicenda di Malfatano uno dei peggiori atti di aggressione al paesaggio attuali (“Paesaggi sensibili: le 50 coste da salvare”). Ancora un assordante silenzio da parte del WWF, di Legambiente, del F.A.I., dell’I.N.U.

Ma non finisce qui. Ministri, Presidenti di Regione, Assessori, Soprintendenti, amministratori e funzionari pubblici, giornalisti e magistrati, uomini di cultura e urbanisti sanno da tempo, grazie alle nostre denunce in tutte le sedi possibili e immaginabili. E’ ora che tutti sappiano. Ed è anche ora che chi detiene poteri amministrativi e giudiziari faccia il suo dovere fino in fondo.

Che cosa può fare ognuno di noi.

Molti semplici cittadini hanno chiesto di poter fare qualcosa di concreto, per questo le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno proposto una campagna di messaggi via posta elettronica alle autorità nazionali, regionali e locali che hanno il potere di fermare ruspe e mattoni. Più di 1.000 messaggi sono stati già inviati. Questo il testo proposto:

Al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano
presidenza.repubblica@quirinale.it
al Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giancarlo Galan,
gabinetto@beniculturali.it
al Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci,
presidente@regione.sardegna.it
al Sindaco di Teulada Gianni Albai,
sindaco@comune.teulada.ca.it, info@comune.teulada.ca.it
per conoscenza al Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
grigsardegna5@gmail.com

ho appreso con grandissima preoccupazione della realizzazione in corso di un complesso turistico-edilizio (ville, hotel, residence, servizi commerciali) di 140 mila metri cubi di volumetrie sull’incontaminata costa di Malfatano e Tuerredda, a Teulada (CA).

Se realizzato interamente, il progetto deturperebbe irrimediabilmente una delle più belle coste del Mediterraneo facendo perdere anche qualsiasi attrattiva per il turismo.

Chiedo di fermare i lavori e di ridurre drasticamente le costruzioni previste, da realizzare solo a distanza dalla costa, oltre il piccolo nucleo storico di Malfatano.

Con cordiali saluti.

firma

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico


Cormorano (Phalacrocorax carbo)

[1] “Eccolo il teorema del benessere che Tore Mocci ha presentato ieri sera al Consiglio comunale riunito al gran completo … “Per le strutture ricettive a 5 stelle il rapporto tra posti letto e posti di lavoro è di uno a uno. E siccome i posti letto saranno di 2.500 potremo contare, nel giro di tre o quattro anni, su altrettante assunzioni” … “Non sembri esagerato: è un’occasione storica…” da “Malfatano, il paradiso in vendita” di Sandro Mantega (inviato), L’Unione Sarda, 22 marzo 2001 (pag. 24). Tali dichiarazioni sono state riprese più volte (es. “Prove di cemento a Malfatano”, di Piero Mannironi, suLa Nuova Sardegna, edizione del 14 luglio 2006, pag. 13) e non è stato possibile reperire negli archivi giornalistici alcuna smentita successiva.

[2] ai sensi della direttiva n. 97/11/CE (allegato II, punto 12, lett. c), che ha modificato ed integrato la precedente direttiva n. 85/337/CEE (allegato II, punto 11, lett. a), decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. (art. 20, allegati II e IV), legge regionale n. 1/1999 e s.m.i. (art. 31), deliberazione Giunta regionale n. 24/24 del 23 aprile 2008 (allegato B).

[3] vds. in particolare Corte di Giustizia CE, Sez. III, 25 luglio 2008, n. 142; Corte di Giustizia CE, Sez. II, 28 febbraio 2008, causa C-2/07; Cons. Stato, Sez. VI, 15 giugno 2004, n. 4163; T.A.R. Sardegna, sez. II, 30 marzo 2010, n. 412.

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

giovedì 9 giugno 2011

Lunedì 13 appuntamento con la storia di Cagliari

Storia del complesso di San Francesco di Stampace
di Paolo Bullitta

Lo statuto della Associazione Riprendiamoci la Sardegna

STATUTO

ART. 1 Costituzione
E' costituita l'associazione ONLUS denominata "Riprendiamoci la Sardegna", con sede in Via Roma n. 75 a Cagliari.

ART. 2 Durata
La durata dell'Associazione e' fissata sino al 31.12.2025 e potrà essere prorogata con delibera assembleare.

ART. 3 Finalità
L'Associazione è apartitica e non ha fini di lucro.
L'Associazione si propone di contribuire al raggiungimento di condizioni di vita materiale e morale sempre migliori per la popolazione della Sardegna, attraverso la conoscenza delle risorse naturali e umane e la loro valorizzazione.

In particolare l'associazione svolgerà, con esclusivi fini di solidarietà sociale, le attività nei seguenti settori:
. istruzione
. formazione
. ricerca scientifica
. tutela, promozione e valorizzazione delle cose d'interesse artistico, storico e archeologico sarde
. tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente sardi
. promozione della lingua, della cultura e dell'arte sarde
. tutela dei diritti civili dei Sardi
. tutela della ricerca scientifica di particolare interesse sociale per i Sardi.

L'Associazione non potrà svolgere attività non rientranti nei settori sopra menzionati, ad eccezione di quelle ad esse direttamente connesse.

ART. 4 Soci

1. Sono soci fondatori le persone che hanno dato luogo all'iniziativa in sede di redazione dell'atto costitutivo.
Sono Soci ordinari individuali coloro la cui domanda di ammissione è stata accettata dal Consiglio Direttivo.
Sono Soci ordinari collettivi le associazioni culturali, gli enti pubblici e privati, e le Società di diritto privato che abbiano finalità analoghe a quelle dell'Associazione e che abbiano presentato domanda di ammissione, accettata dal Consiglio Direttivo.
I Soci onorari sono esentati dal versamento della quota di iscrizione e di associazione stabilite dal Consiglio Direttivo per gli altri soci.

2. La qualità di Socio si perde:
a) per dimissioni presentate per iscritto al Consiglio Direttivo;
b) per non aver effettuato il versamento della quota associativa entro un periodo di tre mesi oltre il termine previsto per il versamento stesso;
c) per espulsione, deliberata dal Consiglio Direttivo e approvata dall'Assemblea, del socio che con la sua condotta costituisca ostacolo al perseguimento dei fini dell'associazione, o violi deliberatamente le norme statutarie e regolamentari nonché le decisioni dei Consiglio Direttivo o dell'Assemblea.

ART. 5 Organi dell'Associazione
Sono organi dell'Associazione:
a) l'Assemblea dei Soci;
b) il Consiglio Direttivo;
c) il Presidente;
d) il Collegio dei Revisori dei Conti.

Le cariche sociali non sono remunerate e possono essere ricoperte per non piu' di due mandati consecutivi.

ART. 6 L'Assemblea dei Soci
1. L'Assemblea e' costituita da tutti gli aderenti all'Associazione e le sue deliberazioni,. prese in conformita' della legge e dei presente Statuto, sono vincolanti anche per i Soci assenti o dissenzienti.

I Soci sono convocati in Assemblea dal Consiglio Direttivo almeno una volta all'anno, mediante comunicazione scritta diretta a ciascun socio, almeno 15 giorni prima di quello fissato per la riunione; in caso di urgenza il termine di preavviso può essere ridotto a 7 giorni.

2. L'Assemblea:
elegge i componenti dei Consiglio Direttivo, con le modalita' previste dall'art. 7
nomina i 3 membri dei Collegio dei revisori dei conti;
nomina i 3 probiviri ai cui giudizio, ex bono et aequo, sono sottoposti i casi di controversie previste dall'art. 12;
delibera sui bilanci, sugli indirizzi e direttive generali dell'Associazione;
delibera in ordine alla devoluzione del patrimonio, in conformità a quanto previsto dall'art. 14, in caso di scioglimento dell'Associazione;
delibera sulle modifiche di Statuto,
delibera su tutto quanto ad essa demandato per legge e per Statuto.

3. Hanno diritto di intervenire in Assemblea tutti i Soci in regola con il pagamento della quota di associazione e i Soci onorari.
Non e' ammesso l'intervento per delega.

4. L'Assemblea è presieduta dal Presidente dell'Associazione e, in mancanza, dal Vicepresidente.
Delle riunioni di Assemblea si redige un verbale firmato dal Presidente e dal Segretario, individuato dal Presidente tra i componenti dell'Assemblea presenti.
L'Assemblea è validamente costituita con la presenza di almeno la metà più uno dei Soci e delibera con la maggioranza assoluta dei presenti. Nel caso non si raggiunga in prima convocazione il quorum richiesto, l'Assemblea è valida in seconda convocazione qualunque sia il numero dei Soci.
Le delibere relative allo scioglimento dell'Associazione e alle modifiche statutarie devono essere adottate con il voto favorevole della maggioranza qualificata dei 2/3 dei soci nella prima votazione, della maggioranza assoluta dei soci nella seconda votazione e della maggioranza semplice dei partecipanti al voto nella terza votazione.
Tra una votazione e l'altra deve intercorrere un intervallo di almeno 10 giorni.
Il voto può essere espresso anche mediante l'utilizzo di mezzi di comunicazione quali internet, posta, telefax...

ART. 7 Il Consiglio Direttivo
L'Associazione e' amministrata da un Consiglio direttivo composto da 7 membri e dura in carica tre anni.
Per la prima volta il Consiglio Direttivo e' nominato nell'atto costitutivo. Tre mesi prima della scadenza del mandato il Presidente indice nuove elezioni, presentando una rosa di 14 Soci, tra cui verranno eletti i 7 componenti più votati.
In caso di dimissioni di un consigliere, il Consiglio viene integrato dal primo dei non eletti.
Il Consiglio Direttivo elegge tra i suoi membri il Presidente, il Segretario, il Tesoriere; e, inoltre, nomina le commissioni per il coordinamento dei vari settori di attività, alle quali possono partecipare anche Soci esterni al Consiglio Direttivo.
Compito principale dei Consiglio Direttivo e' quello di promuovere gli obiettivi dell'Associazione e di elaborare il programma operativo annuale dell'Associazione stessa, coordinandone tutte le attività.
Il Consiglio Direttivo si riunisce. Tutte le volte che il Presidente lo ritenga necessario o che ne sia fatta richiesta dalla maggioranza dei suoi membri e, comunque, almeno due volte all'anno per deliberare in ordine al bilancio preventivo e consuntivo, da sottoporre all'approvazione dell'Assemblea e all'ammontare della quote, di iscrizione e di associazione.
Per la validità delle deliberazioni occorre la presenza effettiva della maggioranza dei membri del Consiglio e il voto favorevole della maggioranza dei presenti; in caso di parità prevale il voto di chi presiede.
Il Consiglio è presieduto dal Presidente; in sua assenza dal Vicepresidente.
Delle riunioni del Consiglio Direttivo verrà redatto, su apposito registro, il relativo verbale, che sarà sottoscritto dal Presidente e dal Segretario ed approvato nella riunione consiliare immediatamente successiva o seduta stante.

ART. 8 Il Presidente
Il Presidente rappresenta legalmente l'associazione nei confronti dei terzi ed in giudizio, cura l'esecuzione dei deliberati dell'Assemblea e del Consiglio e, nei casi d'urgenza, può esercitare i poteri del Consiglio, salvo ratifica da parte di questo alla prima riunione.
Nomina il Vicepresidente, che lo sostituirà in sua assenza.

ART. 9 Il Collegio dei Revisori

La gestione dell'Associazione e' controllata da un Collegio di tre Revisori, composto da un presidente e da due componenti, eletti ogni tre anni dall'Assemblea dei Soci. I Revisori devono accertare la regolare tenuta della contabilita' sociale e redigere una relazione di bilancio consuntivo annuale.

ART. 10 Il Tesoriere

Il Tesoriere cura materialmente la gestione economica dell'Associazione. In particolare il Tesoriere svolge i seguenti compiti:
predispone lo schema del bilancio consuntivo e di previsione da sottoporre al Consiglio Direttivo;
provvede alla riscossione delle entrate e al pagamento delle spese in conformita' alle decisioni del Consiglio Direttivo;
provvede agli altri eventuali adempimenti amministrativi secondo le direttive del Presidente.



ART. 11 Patrimonio ed esercizi sociali.

1. Il Patrimonio e' costituito dai beni mobili ed immobili che diverranno di proprietà dell'Associazione, dalle donazioni e dai lasciti o dalle altre liberalità devoluti in favore dell'Associazione, dai fondi di riserva costituiti con le eccedenze di bilancio.
Le entrate sono costituite dalle quote di iscrizione, dalle quote associative e straordinarie e da qualunque altra entrata.
Per il conseguimento delle finalità istituzionali l'associazione potrà richiedere ed avvalersi di contributi finanziari e di interventi in altre forme da parte di istituzioni pubbliche, enti pubblici o soggetti privati, enti economici, persone fisiche o giuridiche.

2. Le quote possono essere di iscrizione (una tantum), associative (annuali) o straordinarie.
Il pagamento della quota associativa deve avvenire entro e non oltre il 31 gennaio di ogni anno anche senza richiesta da parte del Consiglio. Per il primo anno la quota d'iscrizione viene stabilita in Euro 50,00 e la quota associativa viene stabilita in Euro 50,00. Successivamente il Consiglio Direttivo stabilirà, entro il 31 dicembre di ogni anno, la quota di iscrizione e la quota associativa per l'anno successivo.

3. L'esercizio sociale va dal 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno. Al termine di ogni esercizio il Consiglio Direttivo provvederà alla redazione dei bilanci da presentare all'approvazione dell'Assemblea entro 4 mesi dalla fine di ogni esercizio.

ART. 12 Utili e avanzi di gestione

L'Associazione non potrà distribuire tra i Soci, ne' in modo diretto ne' in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, salvo che tale distribuzione sia imposta dalla legge o avvenga a favore di altre ONLUS che fanno parte della stessa Associazione.
Gli eventuali utili dovranno essere impiegati per lo svolgimento di attività istituzionali o di attività direttamente connesse.

ART. 13 Controversie

Tutte le controversie tra Soci relative a questioni attinenti all'Associazione, e tra i soci e l'associazione o i suoi organi, saranno sottoposte al giudizio di tre Probiviri da nominarsi da parte dell'Assemblea: essi giudicheranno ex bono et aequo senza formalità di procedura.

ART. 14 Modifiche statutarie
Il presente Statuto potrà essere modificato o integrato in qualsiasi momento, purché le modifiche o le aggiunte siano sottoposte all'assemblea dei soci, appositamente convocata, e approvate con le modalità indicate nell'art. 6.

ART. 15 Scioglimento
Lo scioglimento dell'Associazione è deliberato dall'Assemblea con le modalità indicate nell'art.6.
L'Assemblea delibererà di devolvere il patrimonio ad altre ONLUS o di destinare lo stesso al perseguimento di fini di pubblica utilità.

ART. 16 Rinvio

Per quanto non previsto dal presente Statuto si fa rinvio alle vigenti disposizioni legislative in materia.